Lunedì, 13 febbraio 2012 alle ore 10.00 Presso il Polo Universitario di Trapani, gli agricoltori associati della CIA - UNIONE AGRICOLTORI e COPAGRI, unitariamente incontreranno i Deputati Regionali e Nazionali nonché il Governo Regionale per affrontare e risolvere entro e non oltre il primo semestre 2012, le problematiche che stanno ulteriormente danneggiando gli agricoltori. Le Organizzazioni in sostanza chiedono alla politica di rivedere, per le loro competenze,
1. rivisitazione dell’Imu sui fabbricati rurali e dei terreni agricoli;
2. riduzione del prezzo di gasolio agricolo (in considerazione dal fatto che la nostra Regione contribuisce notevolmente alla produzione e alla raffinazione del prodotto rispetto al fabbisogno nazionale);
3. soppressione delle sanzioni per omessi o ritardati pagamenti contributivi, con un piano di rientro decennale della sorte capitale;
4. snellimento delle procedure burocratiche e amministrative;
Visto che la Regione Sicilia ha la possibilità di ottenere il rimborso, da parte del Governo Centrale, di una somma consistente pari a circa 213 milioni di euro, potrebbe utilizzarlo per quanto possibile e compatibili con le norme comunitarie, per la:
1. dichiarazione dello stato di crisi, accentuato dalle difficoltà del trasporto dovute dai blocchi causati dagli autotrasportatori con danni ingenti alle imprese agricole e all'inasprimento generalizzato dei costi di produzione;
2. attivazione bando delle misure agro ambientali PSR 2007-2013, con i nuovi parametri di pagamento, ettaro coltura, misura 214 1A - 1B da pubblicare dopo il 19 maggio 2012 e comunque non oltre la fine del mese di maggio 2012, per consentire agli imprenditori agricoli che hanno utilizzato la misura F, ex regolamento CEE 1157/99 - ex regolamento CEE 2078/92, di concludere l'impegno assunto entro il 17 maggio 2012;
3. applicazione immediata con conseguente finanziamento della Legge Regionale n. 25 del 24 novembre 2011;
4. maggiore dotazione finanziaria crisi di mercato "caro gasolio" da 4 milioni a 10 milioni di euro;
5. attivazione dell'art. 82 legge finanziaria regionale del 2010 relativamente agli "accordi interprofessionali" e " contratti di filiera" (vedi idea progettuale per salvaguardare e tutelare le produzioni agro alimentari siciliane).
Ecco perché sollecitiamo la deputazione Nazionale e Regionale della nostra provincia ad un confronto civile, affinché possano dare risposte certe ed efficaci agli imprenditori agricoli, che attualmente stanno vivendo una situazione per certi aspetti drammatica.
I costi cresciuti a livelli record e destinati ulteriormente a salire, nei prossimi mesi, per effetto degli ultimi provvedimenti del governo Monti, rischiano di mettere in grave crisi migliaia di aziende che non sono più competitive sui mercati.
Abbiamo sostenuto che senza misure che consentano di ridurre i pesanti oneri produttivi e contributivi, si corre il pericolo del completo fallimento, non solo del settore agroalimentare ma, per tutti i settori produttivi e di servizio. Senza sottovalutare, qualora l'abbandono dalle campagne fosse massiccio, il disastro ambientale, brutta eredità che lasceremo ai nostri figli, solo perché la politica non ha saputo individuare la vera rappresentanza, ma ha utilizzato l'esasperazione di pochi per raggiungere obiettivi personali e non collettivi.
Da parte nostra c’è sempre stata la piena disponibilità alla soluzione dei problemi che attanagliano il Paese. Siamo persone responsabili e pronti ai sacrifici, anche duri, ma davanti all’assurda e ingiusta tassazione di strumenti di lavoro come il fabbricato rurale (la stalla, il magazzino, il ricovero delle macchine agricole) e del terreno agricolo dove si coltiviamo prodotti per l’alimentazione non possiamo tacere, ne tantomeno restare fermi.
Come non possiamo accettare che i continui rincari del gasolio agricolo, ormai giunto a livelli record (solo negli ultimi due anni il prezzo è cresciuto di oltre il 130 per cento) possano pregiudicare il futuro, non solo di migliaia di serre (che ne fanno largo uso specie nel periodo invernale per il riscaldamento delle colture), ma anche delle altre imprese agricole.
Sono questioni che vanno risolte in modo adeguato. Abbiamo chiesto che venga rivista sia la misura riguardante l’Imu sui fabbricati rurali che sui terreni agricoli, i cui redditi domenicali hanno visto il moltiplicatore salire a 110. E’ una tassazione punitiva perché penalizza il lavoro dell'agricoltore, lo colpisce negli strumenti indispensabili per svolgere adeguatamente la propria attività imprenditoriale. Servono risposte valide e in tempi rapidi, prima che si aprano pericolosi e lunghi contenziosi con i comuni e, soprattutto rivolte sociali. Analogo discorso per il gasolio agricolo. E’ importante che vengano introdotte delle agevolazioni per rendere meno traumatico l’impatto sui costi produttivi. Non a caso chiediamo una sorta di “bonus”, come già avviene per gli autotrasportatori (19 centesimi al litro).
Il Governo, per fare cassa, ha la possibilità di rendere snella la procedura del rientro dei debiti che gli agricoltori hanno nei confronti della Serit Sicilia spa, per il mancato pagamento dei contributi previdenziali, eliminando le sanzioni amministrative, che nella stragrande dei casi è superiore alla sorte capitale, applicando un piano di ammortamento decennale con il pagamento degli interessi legali.
L'accordo del pagamento rateale della sorte capitale più gli interessi legali metterebbe nelle condizioni gli agricoltori di essere considerati, dagli Istituti di Credito, parzialmente meritevoli e quindi metterli nelle condizioni di potere attingere a delle forme di credito per lo sviluppo e la crescita della propria azienda agricola.
Per quanto attiene allo snellimento delle procedure burocratiche le organizzazioni professionali agricole e quelle economiche in generale, che si occupano di agricoltura ed agroalimentare, hanno a più riprese sottolineato, con documenti e dati alla mano, quanto sia fondamentale diminuire e razionalizzare la grande mole degli adempimenti burocratici per le aziende (costi e perdita ore lavorative). Se per un’impresa che sta sul mercato da molti anni, ricevere un contributo dalla UE con 12 mesi di ritardo può significare un grave problema, per una nuova impresa che inizia che non ha alle spalle la medesima solidità, significa desistere nell'iniziare. Bisogna, ai vari livelli, avere prontezza e cognizione della diversa tipologia aziendale presente nel territorio, sia che siano riferite ai conduttori che ai mezzi di produzione , nonché alla stessa entità dimensionale. E’ ipotizzabile una volta per tutte uscire dal paradossale connubio e continuare a legare spesso gli adempimenti alla produzione di atti e procedure sia cartacei che informatiche. Non sempre buone strumenti legislativi sono legati e/o affiancati da disposizioni operative che consentono a tali norme di andare nella giusta direzione, vanificando le giuste aspettative.
Per la tutela delle produzioni agro alimentari autoctone, bisogna trovare una nuova regola che permetta un maggiore controllo dei prodotti presenti nel nostro territorio, utilizzando l'art. 82 della legge regionale n. 11 del 12 maggio 2010 (Accordo delle filiere agroalimentari, al fine di garantire il reddito degli imprenditori agricoli, quali primi componenti delle filiere produttive, promuovendo la sottoscrizione di accordi "interprofessionali" o di "contratti di filiera" tra i componenti delle filiere agroalimentari a fronte di specifiche azioni di valorizzazioni dei prodotti tipici siciliani).
la Regione Sicilia, attraverso i propri Uffici periferici, potrebbe dotarsi di una commissione paritetica di controllo per fare decollare un nuovo sistema di mercato con la finalità di combattere le speculazioni esaltando le produzioni tipiche siciliane " Made in Sicily", monitorando sistematicamente l'andamento dei mercati nazionali ed internazionali individuando le difficoltà che incontrano i prodotti nei mercati e intervenendo con sistemi di sostegno utilizzando il PSR e la PAC.
Quindi, una cabina di regia condotta dalla Regione con tutta la filiera, dal produttore agricolo fino ad arrivare alla GDO, per scrivere una pagina nuova del sistema agro alimentare siciliano. Per combattere il malaffare e tutelare i nostri prodotti, bisogna attivare un disciplinare di produzione rigido, la tracciabilità del prodotto e la tracciabilità del prezzo. Tutto ciò dovrà essere accompagnato da agevolazioni triennali, purché non vadano in contrasto con il dettame comunitario che possano prevedere:
1. agevolazioni fiscali;
2. previdenziali;
3. abbattimento dei costi di trasporto.
Mentre, per quanto attiene al coinvolgimento dei Comuni, gli stessi dovrebbero, per un periodo triennale, abbattere l'IMU, almeno nella misura del 50% per tutte le aziende che firmano l'accordo interprofessionale, compresi gli stabilimenti produttivi presenti nel nostro territorio.
L'accordo interprofessionale o contratto di filiera, in sostanza dovrà garantire al produttore agricolo un prezzo minimo garantito e di partenza, con adeguamento sistematico secondo le tendenze e l'orientamento di mercato.
Per lo sviluppo e la crescita del nostro Territorio e dell'intera Regione bisogna avere coraggio e volontà di affrontare sistemi nuovi che consentano alla nostra economia di potere decollare, riconsegnando ai siciliani la fiducia da tempo perduta.
La nostra pazienza ha un limite. Non permetteremo che l’agricoltura trapanese venga sospinta in un profondo baratro, per cui, se in poco tempo non otterremo soddisfazione alle richieste avanzate, saremo pronti alla mobilitazione. E’ in gioco il futuro di migliaia di imprese, il cui tracollo sarebbe un disastro sul fronte economico, occupazionale e soprattutto sociale.
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