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24 maggio 2012 | 16:13 - 12771 visitatori

Giovedì 15 Dicembre 2011 10:48

Da Zagaria a Messina Denaro: segui le bollicine e trova il latitante

Bere champagne è un vizio che può costare molto caro, soprattuto per chi sceglie di darsi alla latitanza.

 

L'ultimo a piangerne le conseguenze è stato il boss dei casalesi Michele Zagaria. Gli investigatori da tempo avevo puntato gli occhi sul suo possibile nascondiglio, la casa di Vincenzo Inquieto, idraulico per l'anagrafe e fiancheggiatore a tempo pieno. Nel suo frigorifero custodiva patè d'oca, champagne e bottiglie di vino troppo pregiate per uno che viene chiamato "Enzo il tubista" e che non sa distinguere un Tavernello in busta da un Armagnac del '64. Le bollicine hanno contribuito a setacciare metro per metro la villetta di Inquieto fino a trovare il bunker sotterraneo dove viveva Zagaria, il potentissimo imprenditore/camorrista latitante da 16 anni.

Le bollicine millesimate sono parte intregrante della scenografia dei covi dei latitanti: Carmine Calzone, esponente di spicco del gruppo degli scissionisti di Scampia arrestato nel 2009, ne teneva quattro in frigo: Saverio Trimboli, boss della 'ndrangheta individuato a Platì nel 2010, conservava diverse casse di bottiglie per festeggiare con i suoi affiliati; Francesco Pesce, altro esponente della 'ndrangheta arrestato lo scorso agosto, lo pasteggiava insieme alle specialità tipiche calabresi.
Matteo Messina Denaro, il latitante più ricercato in Italia e ultimo capo dei capi di Cosa nostra, le sue bottiglie di champane le accompagnava con il caviale già nel lontano 1996. Era latitante già da quattro anni e in quel periodo si nascondeva a Bagheria insieme alla sua giovane amante Maria Mesi. Grazie ad una intecettazione i Carabinieri di Palermo individuano la villetta, ma di Messina Denaro non c'è traccia: sigarette, videogiochi, una polaroid, una videocassetta con un documentario sui cani e, noblesse oblige, caviale e champagne.

Una pista, quella dei gusti sofisticati, che è stata battuta qualche mese fa dagli investigatori che cercano di stanare Matteo Messina Denaro. I poliziotti hanno passato al setaccio ore e ore di filmati provenienti dal circuito di videosorveglianza di alcuni supermercati di Mazara del Vallo per tracciare l'acquisto di tutte bottiglie di champagne nella speranza che servissero a riempire la cantinetta dell'ultimo domicilio del latitante e, di conseguenza, li conducessero dritti dritti nel suo nascondiglio.

"Un bravo poliziotto che sa fare il suo mestiere sa che ogni uomo ha un vizio che li farà cadere" cantava De Gregori. L’aspetto edonistico del carattere di Matteo Messina Denaro ha inaugurato una generazione di uomini d’onore che il boss di Trapani Vincenzo Virga etichettava “sticchio e cuasette di sita” (sesso e calze di seta). Dopo diciotto anni di latitanza, con un rene capriccioso e una rete di parenti e fiancheggiatori messi alla sbarra, è improbabile che Messina Denaro abbia il tempo per alimentare il luogo comune che lo vede vestito con abiti griffati, orologi d’oro e circondato da amazzoni.

Come nel caso del boss dei casalesi Zagaria, vale la regola della necessita del controllo del territorio, soprattutto in questo particolare momento in cui la mafia è stata fortemente aggredita nei suoi patrimoni e decimata dai capi bastone. Il bunker è un’ipotesi poco probabile, soprattutto se si ha la necessità di cambiare residenza nottetempo. Il sotterraneo con l’ascensore a Castelvetrano c’era già negli anni ‘90, si trovava sotto la gioelleria di Francesco Geraci e serviva a custodire i gioelli e il tesoro di Totò Riina. Quando quest’ultimo venne arrestato a Palermo nel ‘93, la cosa più preziosa divennero i suoi segreti,i rapporti tra mafia e politica che passarono direttamente a Matteo Messina Denaro. Lui si è trasformato nell’ultimo bunker di cosa nostra. Un bunker invisibile. 

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