(a danno, chiaramente, dei lettori, e probabilmente anche di lei stesso) che, pur essendo un noto attivista politico impegnato, legittimamente, come oppositore dell’amministrazione Sgarbi, si accredita come «giornalista» scrivendo articoli infarciti di pregiudizi, ricostruzioni parziali e non poche falsità, senza mai garantire, peraltro, il contraddittorio o la replica ogni qual volta si muovono accuse alle persone chiamate in causa.
Segnalammo già questa anomalia lo scorso 15 giugno in una replica di cui Marsala.it non ha mai dato conto, forse a causa dell’equivoca idea di «libertà di stampa» spesso degradata a libero arbitrio. Lo facciamo nuovamente adesso, convinti come siamo che le cose che si scrivono vanno valutate non solo per il loro oggettivo significato, ma anche per il profilo dell’autore. Per dovere di trasparenza verso i lettori e per il rispetto dei fatti.
Sostenere, come ha fatto Lo Re, che «il piazzale antistante i locali, dove era stato allestito un maxischermo, è rimasto praticamene vuoto», è semplicemente una menzogna. All’incontro, come del resto hanno raccontato correttamente i cronisti dei quotidiani «La Sicilia» e «Il Giornale di Sicilia», erano presenti numerosi cittadini, indicativamente tra i 350 e i 400 tra quelli ospitati all’interno del castello e gli altri che seguivano il dibattito su un mega schermo collocato nell’atrio.
E’ davvero sorprendente, inoltre, come l’esponente di Rifondazione comunista possa avere trasformato l’alterco tra Sgarbi e l’asssessore Grasso da un lato, e i cittadini Salvatore Asta (dipendente comunale), Enzo Pecoraro (dipendente comunale) e Ninfa Benenati dall’altro, nelle «contestazioni dell’uditorio». Come si fa a trasformare tre cittadini in un intero uditorio ?
Anzi, quattro cittadini, perché tra i contestatori di Sgarbi, ve ne era un quarto, ma è sfuggito all’occhio del militante di Rifondazione. Era un signore, con interessi privati nel fotovoltaico, il settore additato dal sindaco come fonte di business anche per la mafia. Evidentemente poco credibile, per le «tesi» di Lo Re, come modello di contestatore.
Vero è che la partecipazione alla fiaccolata è stata inferiore alle aspettative, ma Lo Re ha omesso di scrivere, così come si è potuto leggere sulle cronache dei quotidiani, che l’incontro al castello è terminato mezzora dopo la mezzanotte, facendo saltare anche i tempi della fiaccolata prevista per le 22,30. Finita la quale il sindaco e il «melanconico corteo» si sono fermati nell’unico bar della piazza non come «corpo estraneo alla gente», ma proprio per parlare e commentare con gli avventori l’incontro svoltosi al castello. Senza alcuna «melanconia», ma con la fierezza di chi ha il coraggio delle idee. E le difende senza cercare l’unanimità dei consensi.
Il solo «corpo estraneo« ci pare semmai proprio l’esponente di Rifondazione Comunista che, non avendo mai partecipato ad alcuna iniziativa del Comune né parlato con il sindaco o gli assessori anche per garantire il contraddittorio sulle cose che scrive riguardanti l’attività amministrativa, emette giudizi «a tavolino» frutto di valutazioni politiche e dunque di parte. Un non raro esempio di «giornalismo a distanza», tipico di chi scrive e pensa per teoremi e frappone un muro con tutto ciò che è «altro» o diverso».
Inqualificabile ci sembra l’avere riportato la sciocca allusione di una signora visibilmente alterata (Ninfa Benenati) relativa a un presunto «parrucchino» dell’assessore Grasso. Se si scivola su questo terreno, non si sa mai dove si fa a finire. E anche noi ci sentiremmo autorizzati , per esempio, a scavare nelle vite private di Franco Lo Re o nelle sue perversioni. Solo durante il fascismo la stampa di regime ricorreva alla denigrazione delle caratteristiche fisiche degli avversari politici.
Risulta davvero ridicola, altresì, la parte finale del pezzo dove Lo Re scrive: «Mentre ancora una volta si fa sentire Rifondazione Comunista». Come se a scrivere l’articolo fosse stato (come dovrebbe essere) un «corpo estraneo alla politica» e non (come invece è) il militante di Rifondazione Comunista. Non c’è male come «conflitto di interessi» tra il sedicente giornalista e il militante politico.
Forse per comprendere il contenuto e i toni di questo come di altri articoli a firma di Lo Re bisognerebbe anche ricordare il suo passato di attivista politico al fianco dell’ex sindaco di Alleanza Nazionale Luigi Crimi, il suo ruolo di presidente del movimento politico “Primavera Siciliana”. E la militanza, oggi, in Rifondazione Comunista, il cui circolo locale è guidato dal figlio. E con cui condivide la passione, anche questa certamente legittima, del volantinaggio, come l’ultimo fatto poche ore fa in cui la premiata ditta «Lo Re & Figlio» sostengono che Sgarbi «sta sfasciando un comune».
Sarà probabilmente soltanto un caso, ma ci pare opportuno far rilevare come gli attacchi di Rifondazione Comunista contro l’amministrazione, sono successivi alla cessazione dei rapporti di lavoro tra il Comune di Salemi e l’azienda tipografica di proprietà del figlio del Lo Re, che di Rifondazione è il segretario cittadino.
Recentemente, egregio direttore, in riferimento a una querela di un amministratore comunale nei suoi confronti, abbiamo letto con speranza della sua «cura», e di quella dei suoi collaboratori, nel «lavorare sempre senza approssimazioni, ascoltando più pareri possibili»
Speriamo che il modello non sia quello di Franco Lo Re. Continui a seguirci. Noi, nonostante tutto, continueremo a leggerla.
Nino Ippolito - Ufficio per la comunicazione - Comune di Salemi
Gentile corrispondente,
Franco Lo Re per noi può essere indifferentemente di Rifondazione Comunista o juventino o figlio dei fiori. Non ci importa. Anche perché sappiamo con certezza di chi NON è amico. Quando abbiamo scelto di cominciare la collaborazione con lui lo abbiamo fatto perché ci servivano delle corrispondenze a Salemi che dessero un punto di vista diverso da quello della grancassa del Sindaco Vittorio Sgarbi. Al quale peraltro, gli spazi per parlare indisturbato non mancano mai.
Per il resto, è giusto che vi risponda Lo Re. Io posso prendere un impegno: un giorno, quando Lo Re o qualcuno a lui vicino sarà Sindaco di Salemi, avremo buon cuore di chiedere a Nino Ippolito di collaborare con noi…
Grazie dell'attenzione, e continui a seguirci
Giacomo Di Girolamo
Caro Direttore,
alle logorroiche repliche e alle querele di Nino Ippolito sono ormai abituato da anni.
Sono diventato la sua ossessione. Segno di inconsce frustrazioni? Non so.
Perché sa che qualche libro sulla fisiognomica l’ho letto? Forse.
Un giorno gli dissi di avere capito. E da quel momento sono diventato indispensabile per dare un senso alla sua esistenza. Infatti, non perde occasione per manifestarmi tutto il suo amabile interesse. Vorrebbero essere intimidazioni le sue. E invece mi spronano a proseguire il mio cammino.
Sapendo di occupare un postazione a carico del contribuente, continua ad attaccarmi gradevolmente e con garbo anche sul piano personale e aggredendo persino i miei familiari.
Mi chiedo e chiedo: ma cosa c’entra l’attività professionale di un figlio?
Un libero professionista che offre la propria opera all’Ente comune deve mettersi il bavaglio?
O inchinarsi per ottenere il dovuto? E che c’entrava l’accenno a mia moglie su una sua pregressa militanza nel PDS? Oggi mi rinfaccia addirittura il mio impegno politico del passato in Primavera Siciliana e con Un’Altra Storia di Rita Borsellino! Avrebbe voluto impedirmi pure questo? Avrei dovuto essere al seguito di Cuffaro, Giammarinaro e Romano?
Mi attribuisce cariche in Rifondazione Comunista che non ho. Non sono iscritto ad alcun partito. Ma se anche lo fossi? E i diritti politici garantiti a ciascun cittadino?
Suvvia! Il tutto mi sembra davvero ridicolo!
Ma andiamo all’articolo “incriminato”.
Capisco che alcuni passi dell’indagine “Salus Iniqua” gli abbiano procurato una certa inquietudine, ma non può pretendere che tutti si adeguino al metodo del copia/incolla, come usano fare alcuni compiacenti siti e fogli d’informazione (?).
Da quando in qua la propaganda ha la dignità di una notizia? Cosa che neanche la Pravda !
Sulla libertà di cronaca e di opinione si sono versati fiumi d’inchiostro e non mi sembra il caso di aggiungerne altro.
In questa sede, mi limiterò (visto che ad esso si fa riferimento) a riportare come “teste” a mio favore, quasi integralmente, l’articolo del quotidiano “La Sicilia”, firmato dalla corrispondente di Salemi Letizia Loiacono, che certamente una sovversiva “bolscevica” non è!
Ebbene, già nel Titolo del giornale “La Sicilia” di venerdì 7 ottobre così si poteva leggere:
“I cittadini partecipano in pochi alla fiaccolata e al convegno.
Sgarbi si candida ma è contestato”
Nel corpo dell’articolo i passi più significativi:
“Il lungo intervento di Vittorio Sgarbi, un fiume in piena nell'incontro pubblico organizzato per ripristinare la sua «Verità e Giustizia» sull'inchiesta «Salus Iniqua», non è bastato per smorzare le polemiche e l'ostilità palpabile dei cittadini.
Dopo un'accoglienza a suon di manifesti irriverenti che lo davano per scomparso dallo scorso agosto, durante l'incontro di ieri al Castello il critico d'arte è stato spesso interrotto da accese proteste.
Critiche legate anche alle esigenze del paese e non solo all'indagine in corso: dalla scarsa pulizia e manutenzione delle vie alle accuse di eccessiva distanza rispetto ai problemi quotidiani.
E fra l'annuncio sulla proposta di una candidatura alle prossime amministrative di Agrigento e la comunicazione sulla revoca dell'incarico comminata all'assessore Antonina Grillo, rea di avergli manifestato «l'insofferenza e il disagio della cittadina» nei suoi confronti e la «vicinanza del paese all'operato delle forze dell'ordine», i diverbi non sono mancati.
Più volte le parole del sindaco sono state sopraffatte dalle contestazioni di chi lo ascoltavae che ha sottolineato ad esempio il contrasto fra la necessità di usufruire della scorta e le affermazioni su una «mafia che non esiste più». A certificare le perplessità dei cittadini al termine dell'incontro anche la scarsa adesione alla fiaccolata promossa dal sindaco”.
A conferma, quindi, che sul piano politico la manifestazione voluta da Sgarbi si è rivelata un autentico fallimento. Collocato nelle retrovie di quella sala e avendo una postazione privilegiata per osservare una panoramica più completa dell’evento, posso assicurare che, tranne uno sparuto gruppo di fans che sostava al centro, la stragrande maggioranza dei presenti era ostile al punto tale da stupire anche il sottoscritto. Il dissenso, forse troppo a lungo represso, veniva manifestato con un linguaggio irriferibile. Forse perché veniva diffusa, tra l’altro, la notizia che la manifestazione era stata finanziata con 7000 Euro. Pensai ad una provocazione messa in giro da qualcuno dell’opposizione e non ne tenni conto nel servizio che inviai al giornale. Ripromettendomi di documentarmi. Cosa che feci nei giorni seguenti. Ho potuto così constatare che esiste una delibera di giunta, con esecutività immediata (la n.191 del 05.10.2011, stesso giorno della manifestazione), e che la cifra che mi era stata riferita era corretta. La spesa viene inserita nel capitolo delle attività “socio-culturali”. Non solo. Nello stesso giorno ho appreso che sono state approvate altre delibere di giunta che danno l’incarico ad un legale di fiducia per alcuni decreti ingiuntivi (una riguarda la sosietà Telesud) per prestazioni di servizio non pagati in quanto “ trattasi di acquisizioni in violazione di norme contabili per l’assenza di impegni finanziari per le effettuazioni delle spese”. Che, tradotto, significa che qualcuno dell’amministrazione ha dato incarichi alle ditte senza la necessaria copertura finanziaria. Di conseguenza “non può intercorrere il rapporto obbligatorio tra la società creditrice con il Comune, ma con gli amministratori che hanno ordinato la fornitura del servizio”. Il tutto, a quanto pare, per evitare l’ incremento di ulteriori debiti fuori bilancio.
Per tornare alla cronaca di quella famigerata serata credo, sembra ombra di dubbio, che essa abbia certificato non solo le “perplessità dei cittadini”, come la dice la giornalista de La Sicilia, ma la fine irreversibile dell’idillio tra il sindaco Vittorio Sgarbi e il popolo che lo ha votato.
Credo, caro Direttore Giacomo, che, assieme ai lettori che ci seguono, avrai ora un quadro più completo di come sono le cose nella realtà.
I cittadini di Salemi lo stanno sperimentando sulla loro pelle.
E del resto, è sufficiente chiedere in giro per la città per rendersene conto.
Una Giunta comunale sempre più invisa alla stragrande maggioranza della gente.
Basti pensare all’emergenza della tumulazione delle salme. Ben sette bare sostano da qualche settimana nella sala mortuaria. Non c’è più spazio, se dovessero arrivarne altre. Ebbene, da oltre un anno viene annunciata la realizzazione di 125 loculi. Già oggi peraltro ritenuti insufficienti. Ma fino ad oggi niente. Una vicenda emblematica che ci fa dire che tutto il resto è solo noiosa propaganda.
Con la stima di sempre.
Franco Lo Re












